A casa tutto bene - Antonio Ferrara

Trama: Lisa e suo fratello Paolo vivono con la madre e con un padre manesco. Lisa implora diverse volte sua madre di lasciare il marito, ma lei non ci riesce e subisce percosse e umiliazioni. Lisa cerca una vita normale, affetti normali, persone di cui possa fidarsi, soprattutto quando in famiglia la situazione precipita. Una storia di amore e di rispetto, sulla forza che i più piccoli sanno esprimere nelle difficoltà.

Titolo: A casa tutto bene
Autore: Antonio Ferrara
Casa editrice: Einaudi Ragazzi
Anno pubblicazione: 2019
Pagine: 133

Ogni volta che leggo un libro di Antonio Ferrara mi stupisco, come fosse la prima volta, della naturalezza della sua scrittura che in attimo trascina il lettore dentro alla storia. Ha il grande dono di rendere ogni cosa semplice e comprensibile sia che tu abbia 12 o 48 anni. La resa è identica. Raramente ho trovato questa specifica qualità in un altro scrittore, la sua magia è quella di trovare subito una connessione con chi legge, di scrivere in un certo senso delle storie che sembrano fiabe, anche quando sono incubi, ma di parlacene con estrema semplicità e chiarezza.
Finiscono troppo in fretta, se devo trovare un difetto. Ci si trova a desiderare di restare dentro alla storia narrata un po' più a lungo e invece arrivati ad un certo punto senti un'accelerazione e ti ritrovi solo, troppo presto.
In questo libro si parla di violenza familiare, di un marito sulla moglie e dei loro due figli. Lisa, la voce narrante, frequenta le scuole medie e ha un fratello più piccolo, Paolo, che ama disegnare, un padre che fa la guardia giurata e una madre che è avvocato. Il padre ha la mano molto pesante con la moglie, la controlla e scatta per ogni sciocchezza, con una rabbia in corpo che non può essere giustificata. Si vive in punta di piedi nell'appartamento della protagonista, sempre in bilico tra una giornata normale e una di violenza, con le antenne dritte per capire come sia opportuno comportarsi. Lisa non capisce perchè la madre non metta fine a questa tortura, perchè non abbandoni il padre e al contempo ragiona, senza trovare risposta:
Restai a tavola da sola ancora un po' a pensare. A pensare a tutto il male che tanti uomini facevano alle loro donne. A come le donne se lo lasciavano fare.
Lisa oramai osserva gli uomini con sospetto e con circospezione, persino il suo piccolo fratellino, che è vittima quanto lei, potrebbe da adulto diventare un nemico. Anche il ragazzino al quale è legata, Davide, ha dei comportamenti che sono segnali allarmanti e difficilmente giustificabili, come sbirciale i messaggi sul telefonino e poi farle l'interrogatorio. Sognando un futuro diverso per se stessa, fotografa però impietosa la vita della madre e a Ferrara bastano due righe per dire tutto:
E poi mi misi a pensare a Davide, a quando diventavamo grandi e ci sposavamo , e lui non mi picchiava nemmeno una volta, e non mi diceva mai stronza, cretina e non sei capace.
Tra alti e bassi, abbandoni e ricongiungimenti la storia si avvia verso un epilogo che è l'unico possibile e che al tempo stesso rattrista, spaventa e regala anche un piccolo germoglio di speranza e di rinascita.
Mirabile, lo ribadisco, la capacità dell'autore di rendere così evidenti i sentimenti di tutti i protagonisti, le loro contraddizioni e soprattutto il suo dono di entrare tanto in sintonia con un personaggio femminile rivelandocene le paure e i sentimenti.
Da leggere. (punto)


Commenti

  1. Non conosco questo autore andrò a cercarlo in libreria

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    1. Ti consiglio di leggere come primo libro "Ero cattivo". Ciao

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