L'atlante dell'invisibile - Alessandro Barbaglia

Dopo "La locanda dell'ultima solitudine" Alessandro Barbaglia torna ad incantare i suoi lettori con "L'atlante dell'invisibile", una storia che ne racchiude due, le quali a loro volta ne racchiudono altre, conosciute e sconosciute, visibili e invisibili, che si svelano a chi è disposto a raccogliere ed accogliere le parole, una ad una.

Titolo: L'atlante dell'invisibile • Autore: Alessandro Barbaglia • Editore: Mondadori • N.pagine: 202 • Anno di uscita: 2018 • Copertina flessibile € 17,00 • Ebook € 8,99

TRAMA
Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta. Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci. Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al "paese nuovo" e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell'esproprio definitivo. Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa - ormai anziani e da sempre innamorati l'uno dell'altra e del loro paese vicino a Milano - e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: "dove vanno a finire le cose infinite?", "dove si nascondono l'infanzia, l'amore o il dolore quando di colpo svaniscono?". E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate - descrivendo così la terra magica dove abita l'invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo -, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l'invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto. In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l'amore, il dolore, l'infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell'invisibile.


"Ti sei mai chiesto dove va a finire tutto quel bianco quando la neve si scioglie? O il vento quando smette di soffiare, o le quattro di pomeriggio quando arrivano le cinque? Ti sei mai chiesto dove vanno a finire le cose infinite quando finiscono?"

Io forse queste cose me le sono chieste quando ero una bambina, poi crescendo, chissà perché, ho smesso. Ed è questo l'errore più grande che commettiamo crescendo, smettere di farci le domande impossibili alle quali trovare possibili risposte. 
Per fortuna esistono autori come Alessandro Barbaglia che ci aiutano a ritrovare la giusta prospettiva verso la quale guardare, ci regalano un paio di lenti attraverso le quali osservare il mondo per vederlo nella sua essenza. Dopo averci condotti alla "Locanda dell'ultima solitudine" insieme a Libero e Viola, Barbaglia ci prende per mano e ci porta a vedere l'invisibile. Ma come, vi chiederete, se è invisibile come si fa a vedere? Semplice, con gli occhi del cuore.
Gli stessi occhi con i quali Elio guarda Teresa la prima volta, gli stessi con i quali Teresa si perde in quelli di Elio, quella stessa volta in cui Coppi ha imparato a volare.
Elio e Teresa.
Elio, fedele al suo nome, ha la nobile leggerezza che fa volare i palloncini, Teresa è il suo palloncino legato alla cordicella, colei che lo contiene e quando serve lo riconduce a terra.
Elio costruisce mappamondi, ma non esattamente come quelli che conosciamo, perché mette un lago dove non c'è, sposta le montagne, crea mondi migliori per dare loro nuove possibilità, per portare i viaggiatori a cercare qualcosa che non dovrebbero trovare, ma che magari c'è. 
Teresa sistema i mappamondi di Elio, li rende più giusti, perché se una cosa è giusta non è detto che sia migliore, ma è giusto così.


"Cos'è lago di luna?" gli chiese Bic. 
"Non lo so" gli rispose Elio "Bisognerebbe andare lì a vedere... magari è un lago che si eclissa... Un giorno andiamo e ci facciamo un giro. Vero Teresa?"
"Dallo psichiatra, Elio. È dallo psichiatra che ci facciamo tutti un giro se continui così, sai?" disse quel giorno Teresa, che forse, però, sotto sotto, un po' si divertiva.

Parallela nello spazio ma non nel tempo, scorre la storia di tre amici, Dino, Sofia e Ismaele che vivono in un paese, Santa Giustina, destinato a diventare invisibile, sommerso dalle acque di un lago artificiale, perché quelli sono gli accordi che qualcuno ha preso. 
In quel prato che diverrà acqua, trascorrono la loro ultima estate, tra gare di lumache e giornate passate a sfuggire gli strali di un inverno che indossa la tonaca nera e che risponde al nome di Suor Laura, colei che a colpi di spazzola saponata laverà via le parole dalla bocca di Ismaele, rendendolo muto ma non incapace di parlare.
Insieme proveranno a dar forma all'invisibile, raccogliendolo in un quaderno strapazzato nel quale l'ultima sera imprigioneranno la luna, nell'attesa del momento giusto (ma non migliore) per poterla liberare.
Queste due storie si uniranno in un epilogo nel quale l'invisibile tornerà visibile, la parte migliore sarà anche quella giusta, dando la corretta collocazione a monti e foreste, anime e corpi, sogni e sognatori.
Mi rendo conto che da queste mie parole potrete comprendere ben poco di quanto è racchiuso nell'Atlante dell'Invisibile, perciò non posso che consigliarvi di leggerlo e tornare poi qui a chiudere una spirale, che quando finisce riparte da dove è cominciata

"I sognatori vivono da sempre nei propri sogni, non vanno lì quando non ci sono più. I sognatori vanno nei sogni che hanno fatto fare agli altri. È per quello che ci fanno sognare, i sognatori. È quello il destino di un sognatore: muovere noi, coi sogni suoi."

Ecco, io credo che Alessandro Barbaglia sia proprio questo: un sognatore che ci fa muovere con i suoi sogni.
Ringrazio Mondadori per avermi fornito la copia digitale di questo romanzo, Alessandro per averlo scritto e voi per avermi letta. 
Vi lascio con l'elenco di invisibili che ci rendono vivi, a mio avviso illuminante:
Il respiro
L'aria
L'acqua
Il silenzio
La gioia e la paura
Il primo pianto
Tanto invisibile
che non sta nemmeno 
nei ricordi.
Eppure c'è.
E ci fa vivi.
L'ATLANTE DELL'INVISIBILE




CONVERSATION

2 commenti:

  1. Tanto carino lui, ma a me è bastato il primo romanzo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tu sei troppo concreta! Dovresti imparare a lasciarti andare ai voli della fantasia, ogni tanto. Sia mai che ti portino lontano e ti ci lascino! Scheeeeeerzo

      Elimina

Back
to top